Così l’albania è diventata la porta dei balcani

La sfida del governo è di trasformare il paese in una sorta di nuova Singapore o Dubai puntando su IT, digitale e agroindustria. Sullo sfondo l’approdo europeo e la crescente influenza turca e dei paesi arabi.

Fino a pochi anni fa era un gigantesco relitto abbandonato nel centro di Tirana, ricoperto di scritte e vetri rotti, retaggio di un passato che si vuole dimenticare in fretta perché sinonimo di povertà, miseria e caos.

Da qualche settimana il vecchio mausoleo-piramide di Enver Hoxha, dittatore comunista e padre padrone dell’Albania novecentesca, è stato trasformato nel più grande e importante hub tecnologico dedicato a start up e innovazione nei Balcani Occidentali, grazie ad un co-finanziamento del comune di Tirana e del Fondo di sviluppo albanese-americano.

Un modo di riutilizzare la storia e un passato dolorosi, coerente con la nuova narrazione albanese: passare dai call center ai digital center, una specie di Tel Aviv dei Balcani.

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