Diario delle cose notevoli/21

Trenta cose notevoli del 4 febbraio 2015

Il Bruegel spiega le tre ragioni per cui i paesi dell’eurozona dovrebbero offrire un compromesso alla Grecia e perché le proposte sul debito del ministro Varoufakis sono una buona base di discussione.

Dal tandem Syriza-Greci Indipendenti al “ni-ni” di Sarkozy su Le Pen. Il Foglio si chiede se non sia arrivata la fine delle grandi coalizioni moderate e l’inizio di quelle tra partiti estremisti.

La lezione di Obama. Prima la crescita poi il debito? Si può fare (via Stefano Cingolani).

Benvenuti in Ucraina, il paese più corrotto d’Europa. Un grande long read del Guardian su un paese in guerra dove persino gli ospedali non fanno eccezione.

Il video dell’orrore dell’Isis e le responsabilità dei media (via Fabio Chiusi).

In Giordania la preoccupazione per l’estremismo islamico montava dalla scorsa primavera.

L’Iran studia come attrarre investitori esteri nonostante la caduta del prezzo del greggio (e il peso delle sanzioni).

Quel che fa paura. Una casa con le bandiere dello Stato Islamico a Gornja Maoca, Bosnia (via Niccolò Zancan).

Esattamente settanta anni fa, il 4 febbraio 1945, cominciava la conferenza di Yalta. Una bella carrellata di mappe di Limes sulla divisione in blocchi del mondo, la cortina di ferro, la guerra fredda.

A proposito di guerra fredda (latente). Una lunga inchiesta del Financial Times in due puntate (paywall) indaga sull’intreccio tra Russia, Europa e Germania. Quel che emerge specie sull’affaire ucraino è che l’Occidente non capisce Putin, alternativamente lo sopravvaluta o lo sottovaluta. Solo Merkel sembra in grado di comprendere la portata della sfida.

Il campo di battaglia, infatti, è sempre l’Europa ma questa volta al centro della nuova guerra fredda c’è il futuro dell’energia.

Emperor Erdogan. Politico Magazine s’interroga sulla crescita dell’autoritarismo in Turchia giudicandolo un rischio enorme per la stabilità di tutto il Medio Oriente.

Il Venezuela è un paese allo stremo, dove le catene dei supermercati non sempre giocano pulito.

Le sei aziende che pagano di più in Italia secondo l’osservatorio Job Pricing.

Burocrazia, il Grande Fratello che si nutre di noi (via Fabio Bolognini).

A che punto siamo con i tirocini a due anni dalla riforma Fornero? Un utile paper degli esperti #Adapt (via Francesco Seghezzi).

In una mappa interattiva il fenomeno delle megacities mondiali e la loro crescita tra il 1950 e il 2030.

I duty free della italianissima Autogrill potrebbero passare agli stranieri. Un altro pezzo di made in Italy che se ne va (via Fabrizio Patti).

La storify del disastro aereo a Taipei curata da Reported.ly.

Il miliardario cinese che vuol costruire un canale in Nicaragua per fare concorrenza a quello di Panama.

Tutte le criticità della classe media nera in America raccontata in tre parti. Non senza insegnamenti per i paesi della vecchia Europa.

Nel laboratorio dove si sperimentano i vaccini contro ebola in Liberia (via Internazionale).

Dentro il New Mexico nascosto tra città fantasma, ciclisti comuni e paesaggi misteriosi è un grande foto reportage  di Jason H. Harper e Steven St John.

Come e perché l’università di Harvard sta comprando parecchi vigneti in California.

Anche Alibaba, come i rivali di Amazon, sperimenta le consegne pacchi via drone.

La popolazione di #Instagram (e il suo potenziale politico): 53% 18-29enni; 38% afroamericani; 34% latinos; 21% bianchi.

Sorpasso digitale. La start up francese Bunkr è decisamente meglio di Power Point.

La Terra dopo lo scioglimento dei ghiacci. Dalle acque emergono solo i grattacieli (via Daniele Manca).

Quando Ulisse sbarcò in America (via Davide Piacenza).

Qualche riflessione sul primo slam dell’anno (Australian Open) e su quelli a venire.

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