Lezioni d’inglese

Diario delle cose notevoli edizione weekend del 9-10 maggio 2015

Frase del giorno


Mestieri che, tristemente, stanno scomparendo in Europa: lo spazzacamino, l’ombrellaio, l’arrotino, il sondaggista politico…”

Luca Bizzarri


 

Lezione d’inglese

Il premier conservatore David Cameron contro ogni previsione ha stravinto le elezioni inglesi di giovedì prenotando il bis a Downing Street. Cameron ha vinto per aver garantito occupazione, reddito, ripresa industriale e dei servizi. Di più. Dal punto di vista economico ha vinto l’austerità: gli inglesi con il loro voto hanno preferito chi non li prendeva in giro.

Dieci cose da sapere sulla carriera politica del trionfatore Cameron; l’errore fatale dello sfidante Miliband: schiacciarsi troppo a sinistra (ora nel Labour tornerà il blairismo, prevede il Financial Times); come gli scommettitori hanno battuto i sondaggisti; la sfida immane di tenere unito un regno mai così lacerato e il piano di Nicola Sturgeon, dopo il trionfo Snp, per un secondo referendum sull’indipendenza scozzese.

E ancora: i discorsi dei tre leader sconfitti (Miliband, Farage e Clegg si sono dimessi nel giro di poche ore, come si fa nei paesi seri) e il rebus dei rapporti che un rinvigorito Cameron instaurerà con Bruxelles (pesa come un macigno la promessa di referendum per l’uscita dall’Europa).

Infine qualche insegnamento ad uso domestico che arriva da Londra: le elezioni si vincono al centro; i populisti scadono presto e inseguire gli estremismi spesso fa perdere molti voti. Quanto all’annosissima questione della legge elettorale: Cameron si è aggiudicato la maggioranza assoluta in Parlamento (331 seggi) col 36% dei voti. Va avanti così da due secoli. La famosa instabilità inglese…

 

Se ne parla oggi

Tragedia greca. La Germania taglia le tasse (e si ritrova nelle casse un mega tesoretto da 38 miliardi di euro grazie al boom di entrate fiscali) ma per trovare un accordo sulla Grecia servirà più tempo, secondo il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Il vertice di lunedì sarà un’altra volta interlocutorio. Il caso del giorno però è un altro: scrive il Wsj che le bozze di negoziato che il ministro Varoufakis ha consegnato ai paesi europei sono diverse da quel che Atene sta trattando a Bruxelles.

Grande Fratello. Cosa stanno facendo (dal punto di vista informatico) i paesi europeiper combattere il terrorismo; perchè la pesca a strascico di metadati (dichiarata illegale dalla Corte Federale Usa) limita la privacy ma “forse è richiesta dalle necessità della sicurezza”; e la battaglia politica (Gabriel contro Merkel) sui servizi segreti al traino della Nsa scoppiata in Germania.

Centrale del terrore. In Pakistan i taliban rivendicano l’attentato contro un elicottero con a bordo diplomatici stranieri. Il velivolo è stato abbattuto nel nord est del paese ed è precipitato su una scuola. Sono morti i due piloti, gli ambasciatori di Norvegia e Filippine e le mogli degli ambasciatori di Malesia e Indonesia. Slate invece pubblica un bel reportage sul corpo d’elite tutto al femminile dell’esercito Usa, impegnato nelle missioni più pericolose in Afghanistan.

Jihad quotidiana. Come si fa la guerra al Califfo? Gli americani hanno disimparato come si combatte e ora in Iraq dovrebbero prendere esempio dalle grandi insurgency africane nei ’70, spiega un super consulente privato. Intanto in Siria il presidente Assad torna sotto accusa: “bombe alla clorina in tre villaggi.” Damasco vuole riguadagnare il controllo dei territori catturati dai ribelli islamici.

Un cinese a Mosca. Il presidente cinese Xi Jinping è in visita ufficiale da Putin. Lo scopo è triplice: confermare accordi commerciali sul gas e la via della Seta, specificare gli ultimi dettagli di esercitazioni congiunte sino russe nel Mediterraneo e soprattutto confermare la vicinanza, in una sorta di alleanza. Mentre i deludenti risultati economici spingono in alto la propaganda anti Usa di Pechino: “Basta fare i poliziotti del mondo”.

Alberta, stai serena. Quel ricco (e conservatore) stato del Canada in cui il nuovo prezzo del petrolio ha causato una rivoluzione.

 

[Continua a leggere su Il Foglio]

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