La banda del fiume

“Il muretto” è dove i più piccoli imparano a giocare a tennis, arrampicarsi sulla pertica o ripetere qualche parolaccia complice senza il brivido di incrociare gli sguardi di mamma e papà. “Giochiamo alla famiglia…” è il passatempo del primo pomeriggio, di solito in fondo al parco dove ci sono gli scivoli e le altalene. “La rimessa” delle barche è il ritrovo dei maschietti quando giocano ai pirati, vicino alla discesa al fiume. “Giornata libera” significa che oggi non ho molta voglia di giocare quindi puoi fare ciò che vuoi. “Andiamo a comandare”, beh, è il segnale di battaglia, la colonna sonora di un’estate in cui Fabio Rovazzi si è impossessato dei nostri figli…

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L’alfabeto dei bambini è una cosa che io e Silvia cominciamo a maneggiare in questa prima estate in cui Tito e Fiamma giocano “seriamente” con i loro amici. Fino all’anno scorso avevano amichetti in spiaggia e all’oratorio ma trafficavano a qualche metro da noi, a tiro di voce. Questa invece è la prima estate in cui cominciano a fare “cose da grandi”, come dicono loro tutti orgogliosi. E’ la prima vera estate lunga della loro vita, l’estate della BANDA DEL FIUME…

Io li chiamo così perché oltre la rete metallica della Motonautica scorre il Ticino con le sue acque nervose e i mulinelli, i barchini che scivolano sotto i ponti, le spiagge di ghiaia, i pontili, i ragazzi della Canottieri che sudano sulle canoe, i vecchi pescatori che aspettano l’attimo buono e le grigliate infinite dei sudamericani.

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(Vele, cannoni e il corsaro nero…)

Tito, 4 anni, corre sempre e ha un carisma innato. E’ il più piccolo della banda ma tiene testa ai più grandicelli con il suo linguaggio strampalato e le vocali tremendamente chiuse (ma quando impara a pronunciare la r?). Fiamma, 6 anni a fine settembre, è come la musica dei ciechi: ogni volta che deve cominciare un nuovo gioco scappa via, poi quando si convince a farlo non vorrebbe smettere più. Nel frattempo somiglia sempre più alle sue nonne, che sono andate in cielo ma è come ci fossero ancora.

Ale e Emma, 5 anni, sono gemelli ma non giocano quasi mai insieme. Ognuno ha i suoi giri. Ale corre dietro al pallone, a Emma piacciono i roller e se li terrebbe pure a letto. Emma ha fatto la scuola materna “Peter Pan” con Tito e Fiamma (sezione gialla), anche Ale ma in quella rossa. Mentre Martina, 6 anni, altra componente della banda, era nella classe verde.

Ettore, 7 anni, è il fratello grande dei gemelli. Quando ti vede ti abbraccia, ha i capelli lisci a caschetto e tiene alla Juve ma anche al Barcellona perché sua mamma è spagnola. Giocherebbe sempre a calcio ma anche a tennis e a basket, basta correre, nuotare e fare sport.

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(Il mitico Holly di “Holly e Benji”. Ma erano altri tempi…)

Ettore si accompagna con Leonardo, 7 anni, e Francesco, 6. Leo è una dinamo, non sta mai fermo, conosce a menadito tutte le esultanze dei giocatori di calcio, da Ronaldo fino agli attaccanti della serie B, e te li mima, sul prato o tuffandosi in piscina. Francesco ride sornione, ha lo zainetto nero di Darth Vader, sembra stare in disparte anche quando gioca con gli altri e da grande vorrebbe fare “l’uomo di spettacolo”, testuale.

Tea, 9 anni, e Sara, 11, sono le signorine della banda. Tea è la sorella di Leo, Sara di Francesco. Tea è una bambina dalle gambe lunghissime, vispa e curiosa, fa domande e vuol sapere tutto di tutti. A Sara piace giocare a basket, fare gli scherzi in acqua e organizzare i balletti, con l’irrequietezza tipica delle ragazzine sospese tra fanciullezza e prima adolescenza.

“Se prima di cena vi capitasse di passare dal pratone tra le due piscine, trovereste tutta la banda consumare gli ultimi giochi in compagnia nel tentativo di non perdersi un istante della loro prima estate infinita. Sfatti dall’ebrezza di mille scoperte, pieni di lividi, cotti dal sole e dalla stanchezza…”

Il territorio di caccia della banda del fiume è la motonautica di Pavia. Uno spazio grande ma non grandissimo con un bel parco in riva al Ticino, 5 campi da tennis, due piscine che i più grandicelli usano come trampolino per i tuffi, una palestra, un ristorante, un bar, una Club House, un campo da basket, due da calcetto e un deposito per le barche. Alla Motonautica ci si conosce praticamente tutti e ognuno guarda anche i figli degli altri in una sorta di involontario ma efficacissimo controllo sociale. Specie il custode tuttofare indiano che non si capisce bene se ha più grattacapi a stare dietro ai campi da tennis o ai bambini che si arrampicano sulle tettoie…

La banda del fiume si muove a folate, in piccoli avamposti o a formazione compatta, dipende dai giochi, dai litigi in corso e dagli orari. Ogni tanto li vedi tornare piagnucolanti, sporchi, sudati, urlanti, entusiasti, quasi sempre di corsa, per un gelato o le patatine, subito pronti a ripartire con il pallone, l’album da disegno, gli occhialini, le racchettine da tennis. A pranzo, invece, devi inseguirli con il toast o il piatto di pasta perché stanno finendo di giocare a calcetto, prima di puntare ai telefoni dei grandi per scaricare l’ultimo Minion Rush o usare il promemoria digitale per scriversi i segreti della giornata.

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(Tuffo abusivo in piscina. Senza cuffia…)

Ma la cosa che conta è che dopo pochi giorni questa banda di ragazzini che si sente il mondo in tasca formava già una squadra con le sue prime regole e un gergo tutto loro che prima ignoravano. Giocare insieme a questa età è anche un’educazione sentimentale: aiuta a sbrigarsela da soli, a controllarsi, vincere timidezze e le prime gelosie.

Tu ci sei e non ci sei, ogni tanto ti cercano per andare in bagno (e siccome non è da grandi te lo dicono nell’orecchio) o raccontarti l’ultima scoperta come se non ti vedessero da un mese, ma vogliono i loro spazi perché l’unione fa la forza.

Rispetto ai nostri tempi, Tito & Fiamma e i loro amici sono bambini tecnologici che vanno a caccia dell’ultimo Pokemon Go ma come tutti i bambini del mondo sanno giocare con pochissimo, tipo correre dalle panchine alla recinzione facendosi cronometrare. Buttare due magliette sul prato per fare le porte come facevamo noi (e fare scene melodrammatiche quando cadono a terra). Camminare sui muretti. Giocare ai mimi. Cantare l’inno di Mameli prima della partitella. Preparare i balletti. Divertirsi come matti a “palla prigioniera”. La paura e la voglia di toccare il fondo della piscina e indovinare cosa si dice sott’acqua. Tifare da bordocampo i genitori che giocano a basket. Fare il bagno al tramonto senza cuffia quando i bagnini hanno finito il turno. Andare a dormire a casa di Emma o andare a dormire a casa di Fiamma…

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(Balletto tratto dal film “New York Academy”. Sara, Tea, Emma e Fiamma ne vanno matte…)

Se prima di cena vi capitasse di passare dal pratone tra le due piscine, trovereste tutta la banda consumare gli ultimi giochi in compagnia nel tentativo di non perdersi un istante della loro prima estate infinita. Sfatti dall’ebrezza di mille scoperte, pieni di lividi, cotti dal sole e dalla stanchezza. Avete mai visto dormire i bambini nelle notti d’estate? Crollano all’improvviso in posizioni stranissime, sporchi, mezzi vestiti, senza aver fatto pipì, spesso su letti improbabili.

Alla Motonautica il Ticino è dappertutto. I ragazzi che vanno e vengono dal fiume, le barche tirate a riva, le corse sugli argini, la serpentina d’acqua che filtra oltre le siepi, i ricordi dei soci veterani. Nella Club House, sopra il bancone del ristorante, tra coppe e trofei c’è una grande mappa bianca e nera che raffigura il raid motonautico Pavia-Venezia, 416 chilometri lungo il Ticino e il Po fino in Laguna. La prima edizione risale al 1929. E’ una dimensione di Pavia che non conoscevo pur abitandoci da una dozzina d’anni.

Un contesto che ti spinge a fare sport dopo tanti, troppi anni di letargo, anche se rimettersi in moto è una trafila faticosa. Il primo miracolo sta nel riappropriarsi di muscoli che non pensavi di avere più e scoprire la loro infinita capacità di sopportazione. Dopo le prime sgambate non c’è angolo del tuo corpo che non sia dolorante ma l’ebrezza di riprendere in mano un pallone da basket o di nuotare nel parco la mattina presto – la fatica nelle braccia, il sole tiepido sulla pelle, lo sciabordio dell’acqua -, è una sensazione impagabile.

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La cosa più buffa della Motonautica sono invece le signore anziane a bagnomaria in piscina che raccontano ai nipotini, e agli amici dei nipotini, che “quando avevamo la vostra età il bagno lo facevamo a Ticino, acqua gelida e correnti, altro che motonautica come voi…”, salvo poi tornare nel ruolo e intenerirsi con un “tesoro, lo vuoi un bel gelato…?, prima però asciugati bene sennò prendi il raffreddore…” (ah le nonne, imperdibili!).

Quando i tuoi figli cominciano a giocare “da grandi” inevitabilmente conosci anche i genitori dei loro amici. Ed è una scoperta nella scoperta. Tra un caffè, una chiacchierata e la curiosità di un volto nuovo riannodi fili con persone che conoscevi di striscio, Pavia è piccolina, incrociate a qualche festa di compleanno o nei corridoi della scuola. Scopri amicizie in comune, cementi rapporti appena abbozzati ricreando una seconda banda, questa volta di quarantenni, che finisce per condividere pensieri, preoccupazioni, risate, progetti di vacanze future, partite di calcio (con i bambini che piangono a dirotto per i rigori sbagliati di Zaza e Pellè), aperitivi, visite in ospedale (la paura di qualche brutta malattia è un’altra fobia di noi quarantenni), ragazze alla pari finlandesi e feste dell’unità. Forse perché ti viene più facile parlare con chi conosci meno dei soliti amici.

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(Il Ticino all’altezza del ponte dell’Impero. La Motonautica è appena dietro…)

E poi quarant’anni è un’età bellissima e complicata, a metà tra fuochi d’artificio e nevrosi. Sei ancora giovane ma non più trentenne, progetti il futuro ma cominci ad avere dietro le spalle un bel cumulo di esperienze. Hai figli che non sai ancora del tutto maneggiare (è giusto usare le regole dei tuoi genitori quando avevi la loro età e non c’era nemmeno il fax e la tv privata?) e cominci a fare discorsi moralistici sul mondo che va a rotoli, sviluppando ansie e paure irrazionali del tipo “e se Fiamma e Tito cadono in un pozzo…?” e “se un’onda li porta via…?” e “se prendono la scossa andando coi piedi bagnati vicino al frigo dei gelati…?”. Dimenticandoti che fino a pochi anni prima avresti litigato con i tuoi genitori quando ti dicevano di stare attento per ogni minima cosa, che si stava meglio quando si stava peggio e che non ci sono più i giovani di una volta…

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