Molte strade e squarci di città sono rimasti identici, non fosse per le insegne di qualche negozio che non c’è più. Piazza Conciliazione, la stazione di Cadorna senza ancora la scultura ago, filo & nodo, via Minghetti davanti al Castello Sforzesco, Corso Vittorio Emanuele e San Babila prima che chiudessero al traffico automobilistico, piazzale Lotto con i viali alberati che portano allo stadio e all’ippodromo di San Siro e viale Monza quando era ancora uno stradone praticamente extraurbano.
Andrei avanti ore a spulciare tra le foto dell’archivio storico Atm per confrontare la Milano che era a quella di oggi. Mi chiedo da chissà quale paese del sud Italia venissero quegli operai che stanno scavando in via Giotto, il 24 febbraio 1958. Cosa si stesse dicendo quel gruppetto di vecchi davanti al cantiere di piazzale Loreto, nell’autunno del 1960. Dove andassero quelle due ragazze in gonna e soprabito che stanno camminando sul ponticello di legno sopra il cantiere di piazza San Babila, nel novembre 1961. E a chi stesse portando il pane quel garzone in lambretta, con la cesta sulle spalle, che sfreccia all’interno dei giardini di via Palestro per evitare gli scavi in corso Venezia, nell’agosto 1961.
Su YouTube guardo il filmato in 8 millimetri realizzato da Guido Lopez mentre stava lavorando alla scrittura di “Milano in mano”, pubblicato per la prima volta nel 1965 dall’editore Mursia, e penso alla pazienza dei milanesi di allora davanti al disagio, al rumore e alla polvere causati da quegli enormi cantieri, e a cosa diremmo noi oggi, sempre più rancorosi, se vivessimo tutto quel frastuono prolungato di escavatrici, viabilità deviata e strade interrotte.