Dove rinasce il nucleare italiano

La prima cosa che colpisce, salendo al Brasimone, è la cupola grigia del vecchio reattore, una specie di macchina del tempo incastonata sull’appennino tosco-emiliano e il lago omonimo, retaggio di quella grande incompiuta che fu il nucleare made in Italy. Il reattore PEC (Prova Elementi Combustibili), infatti, non è mai stato ultimato: dopo l’incidente di Chernobyl del 1986 e il referendum del 1987 l’Italia abbandonerà il proprio programma nucleare.

Al centro ricerche dell’ENEA di Brasimone si arriva in un’ora di auto da Bologna. I colori sono quelli autunnali, il rosso e l’arancio delle foglie cadenti che virano al bruno tappezzando i bordi del lago artificiale.

Ad accoglierci sul piazzale troviamo l’ingegner Cosimo Garofalo, un “ragazzino” di 78 anni dagli occhi vispi nonostante 50 anni di nucleare alle spalle, «passati quasi tutti all’estero tra Francia, Romania e Slovacchia», racconta orgoglioso. Mentre parliamo con Cosimo, di fronte al lago, in una conca scavata nella roccia è in costruzione la nuova sottostazione elettrica.

Cosimo Garofalo si definisce, semplicemente, ‘capo cantiere’ di newcleo, la start up del nucleare pulito fondata dall’ex fisico del CERN di Ginevra e imprenditore, Stefano Buono. A partire da marzo 2022 newcleo sta rivitalizzando il glorioso centro ricerche, che nella stagione post referendum ha via via orientato le sue attività verso settori limitrofi e verso il nucleare del futuro, soprattutto sulle tecnologie dei metalli liquidi.

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