Partito populista di massa

La Lega è tornata a casa. Il vento (del nord) fa il suo giro e ritrova un leader politico-carismatico dopo la lunga malattia di Umberto Bossi, le faide tra colonnelli, le polemiche sul “cerchio magico”, gli scandali, le epurazioni, l’interregno sbiadito di Roberto Maroni e il flop alle Elezioni 2013. Per qualcuno potrebbe sembrare un fatto marginale, specie se il nuovo segretario dice di volere andare oltre la Lega o addirittura rottamarla (sostengono in molti). Ma non è così, anzi.

Nei giorni in cui Matteo Salvini riporta il Carroccio sulla via Emilia ai consensi record del triennio 2008-2010 trasformandosi nel grande blob della politica italiana, capace di scatenare polemiche, speranze, indignazione e consensi in tv, alla radio, sui social network, fuori dai campi rom, in piazza e nelle fabbriche, bisogna spingersi fino a Palazzago, paesino a pochi chilometri da Pontida, la “Betlemme” leghista, tra artigiani, padroncini e pensionati, per capire davvero cosa sta diventando questo giovane e scapigliato segretario del Carroccio. Non solo in Pedemontana e nel nord del paese. Ma in un pezzo di Italia, nell’opposizione al premier Renzi, nella magmatica riorganizzazione del centrodestra e nell’incertissimo scenario di un’eurozona sempre più livida.

Consumare le suole, come una volta. Certe cose in televisione e sulle bacheche Facebook non si vedono, tutto viene schiacciato e Salvini finisce per somigliare a Grillo, Grillo a Renzi e Renzi a Berlusconi.
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